Il progetto vuole andare oltre l’accezione classica di ponte quale “….manufatto che serve per assicurare la continuità del corpo stradale…” proponendone un più ampio utilizzo teso a garantire continuità anche a livello sociale e urbanistico; si realizza un “nuovo pezzo di città” e non semplicemente una nuova infrastruttura. È un approccio progettuale di ampio respiro, conscio del ruolo di motore di rigenerazione urbana che la nuova opera riveste, non solo per l’area d’intervento, ma per l’intero territorio. I due ambiti che il nuovo ponte collega sono profondamente diversi tra loro: il primo, via Dante, fortemente urbanizzato mentre il secondo, le pendici del Caprazoppa, pressoché disabitato, ma con una grande valenza dal punto di vista naturalistico. Potrebbe quindi sembrare quantomeno azzardato proporre una connessione che non sia semplicemente funzionale, ma è proprio in questi due aspetti, apparentemente antitetici, che si definisce l’identità stessa della città di Finale Ligure. Il filo che collega questi due “mondi” è infatti da ricercare in una delle caratteristiche principali dell’offerta turistica locale: la pratica di attività outdoor per cui il finalese è noto a livello internazionale.

Il nuovo ponte diventa quindi l’esplicitazione “fisica” di questo forte legame tra città e territorio e, in quanto tale, è pensato per “comunicare” questa sua valenza su più livelli, in linea con l’approccio progettuale scelto:

  • la scelta dell’acciaio Corten verniciato bianco (al di là degli aspetti di indubbia validità tecnica) consente di realizzare sezioni ridotte e di disegno lineare, esaltando la leggerezza e riducendo l’impatto visivo;
  • il posizionamento degli stralli verso la parte meno urbanizzata e più ricca da un punto di vista paesaggistico permette di mitigare l’impatto derivante dal loro raffronto diretto con l’abitato e, al tempo stesso, esalta la loro valenza di “landmark” territoriale, inseriti come sono in un anfiteatro verde (rappresentato dal versante del Capracotta) di rara bellezza;
  • i portali luminosi sottolineano, da un punto di vista architettonico, l’asse portante di una struttura articolata su più percorsi, restituendone un’immagine riconoscibile e omogenea. La loro illuminazione decorativa, capace di assumere diverse conformazioni e colorazioni, può contribuire in modo sostanziale e spettacolare alla promozione di eventi e manifestazioni cittadine;

  • la passerella ciclopedonale, nella parte iniziale su via Dante e in quella finale perimetrale alla rotatoria della SP 490, viene mantenuta distaccata dall’impalcato del ponte, al quale è ancorata, per trasmettere leggerezza visiva e indipendenza funzionale;
  • la porzione rettilinea centrale invece è attrezzata con una serie di sedute, delle parti sistemate a verde e dei pannelli informativi sui due lati, anch’essi dedicati all’offerta turistica locale.

Queste caratteristiche tendono, anche qui, a ribadire la scelta di creare un piccolo “pezzo di città”, uno spazio di aggregazione e non un semplice luogo di passaggio. Il ponte diventa punto di ritrovo e momento informativo per l’utenza, prima di usufruire degli innumerevoli percorsi turistici finalesi.